CHI HA PAURA DELLE EMOZIONI?


Nei corridoi delle scuole…

Alcuni giorni fa, nel corridoio di una scuola superiore di Milano, mi sono passate accanto due ragazze di sedici anni che canticchiavano un ritornello.

E’ stato subito un tuffo nel passato

Era proprio il 1996 quando probabilmente anche io, in un corridoio del tutto simile, canticchiavo la stessa canzone.  Incuriosito ho chiesto alle ragazze come facessero a conoscere quella canzone ormai vecchia. 

Loro, visibilmente sorprese, hanno chiesto come invece IO potessi conoscerla, visto che era l’ultimo singolo di Chadia Rodriguez

Inutile negare che dentro di me è salita l’indignazione tipica del (quasi) quarantenne… per fortuna placata in pochi attimi dal ricordo di quando alla loro età io ero fermamente convinto che “Live and let die” fosse dei Guns N’ Roses. Poi ho chiesto loro chi fosse questa Chadia ed è venuto fuori che è una giovane Trapper italiana.

Il ritornello del brano, che per me era “Pastiglie” dei Prozac +, uscito un paio d’anni prima di quella “Acido acida” che ha fatto un grande successo, è stato ripreso da questa trapper riportandolo alle orecchie dei ragazzi di oggi che del gruppo originale non hanno mai nemmeno sentito parlare.

L’adolescenza per un adolescente, cos’è?

Qualche giorno prima avevo parlato con una quindicenne “travolta da un treno di emozioni”. Mi spiegava che era iniziato tutto come “una cosa normale, adolescenziale”, poi però questa storia (si parla di un ragazzo…) è diventata vera ed emotivamente potente.

Ecco, quel termine ‘adolescenziale‘, uscito dalla bocca di una adolescente suonava davvero stonato. Aveva tutta l’accezione adulta che descrive un qualcosa di poco conto, che vale poco, che sembra grande. E che però grande non è.

Non so per quale strana associazione di idee ma questi episodi hanno riportato la mia attenzione su un tema che in questi ultimi anni sta emergendo sempre con più forza nel lavoro con gli adolescenti.

Mi sono più volte domandato:

“Quale ruolo hanno le descrizioni degli adulti?”

“Che effetto fanno queste descrizioni?”

Sembra quasi che i ragazzi non si sentano legittimati a provare emozioni forti, a piangere di gioia e a disperarsi. Al punto che quando questo capita, loro stessi iniziano a pensare che non vada bene, che ci sia qualcosa di sbagliato perché non adatto alla fase che stanno attraversando, o che abbiano un problema.
Uno dei termini che  sento maggiormente riferire da ragazzi e adulti nel contesto scuola è ANSIA. I ragazzi riportano di attacchi di panico e disturbi d’ansia con una naturalezza spiazzante.

E se stessero semplicemente provando emozioni?

Noi “grandi” continuiamo ad osservarli dal nostro punto di vista. Con le incertezze e le fatiche di questa fase sociale e, probabilmente senza prestarci troppa attenzione, sminuiamo costantemente il vissuto dei ragazzi.
Qui torniamo al ritornello “pastiglie per mangiare pastiglie per dormire…” che 25 anni fa suonava sfacciato e sfrontato come il punk (sì, anche quello italiano!) sapeva fare e che oggi invece descrive quasi una necessità per poter far fronte alla vita quotidiana ed emergere dal gruppo: “Sister staccala dal blister Vogliamo spaccare, finire sulle riviste”.
I testi delle canzoni spesso hanno il dono di descrivere la società in cui esistono e l’inquietudine descritta nelle strofe, prima dei trapper d’oltreoceano ed ora anche di quelli di casa nostra, è costantemente contrastata con Xanax & C.
Forse è arrivato il momento di porci delle domande.

Esiste il rischio di patologizzare le emozioni?

È arrivato il momento di legittimare le fatiche e le sofferenze emotive senza sfuggirle come fossero una malattia?

 
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