PLUSDOTAZIONE: ASPETTI EMOTIVI E RELAZIONALI

Sfatiamo un mito:

i bambini/ragazzi plusdotati non hanno problemi, o meglio, chi di noi nell’arco della sua vita non ha problemi?!?

Ciò che intendo dire è che le difficoltà che questi bambini/ragazzi possono trovarsi ad affrontare non sono necessariamente così gravi da essere clinicamente rilevanti e da richiedere un intervento esterno (psicologo, neuropsichiatra, ecc.).

Al tempo stesso è anche vero che si possono manifestare difficoltà in ambito emotivo-relazionale e sociale.

Dissincronia

La letteratura ci suggerisce il fatto che in diversi casi si tratta di una dissincronia tra l’elevato livello cognitivo e quello emotivo (che nella maggior parte dei casi corrisponde invece all’età cronologica).

Sviluppo emotivo

Lo sviluppo emotivo segue processi, modalità e tempi che sono inevitabilmente diversi da quelli dello sviluppo cognitivo.

Inoltre lo sviluppo emotivo necessita di numerose esperienze affinché si trovino strategie funzionali, utili ed efficaci per sé e per il contesto. 

A fronte di una complessità cognitiva, infatti, i bambini e ragazzi plusdotati manifestano anche una grande profondità emotiva, che di fatto si traduce in un mondo di vissuti emotivi più intensi.

La complessità in questo ambito consiste nel vivere esperienze di intensità diversa sia nella percezione del vissuto, che nella traduzione della reazione in un comportamento. 

Questa intensità viene agita con modalità molto diverse, alcune delle quali si possono vedere nella manifestazione emotiva stessa (es. reazioni che sembrano spropositate), oppure nella percezione corporea (es. somatizzazioni, dolori fisici, fastidi, iperacusia, ecc.), apparendo distanti o freddi, quasi anaffettivi, anche quando in realtà non lo sono affatto.

In alcuni casi la memoria affettiva è estremamente sviluppata: ricordano non solo episodi ed esperienze, ma anche i vissuti emotivi ad essi legati.

Possono manifestarsi forti preoccupazioni per temi profondi ed emotivamente pregnanti, che generalmente non si immagina possano essere compresi così profondamente – basti pensare a temi come la morte, le malattie, la religione, la morale, l’etica e così via.

Spesso sanno esprimere legami molto forti, al punto da provare un’eccessiva empatia, percependo sfumature emotive quasi impercettibili, sviluppando ipersensibilità, reagendo in situazioni di ingiustizia, ecc.

Capita infine piuttosto di frequente che vivano un grande senso di auto-critica, di inadeguatezza ed inferiorità.

La consapevolezza di sè

Tendono a percepirsi come molto differenti dagli altri che spesso dimostrano di non comprenderli, non solo cognitivamente, ma anche emotivamente.

E i bambini plusdotati sono fortemente consapevoli di questa differenza. 

Tutte queste caratteristiche portano a ritenere il bambino o ragazzo plusdotato come emotivamente instabile.  

In realtà si sottovaluta la profondità delle percezioni emotive. Sono queste in parte a spiegare come mai sia difficile per loro gestire tali vissuti, imprescindibilmente legati alla plusdotazione stessa. Essi sono difatti parte intrinseca della passione, della motivazione e della spinta alla realizzazione di sé e alla crescita personale che li caratterizzano.

Teoria Multilivello di Dabrowski

Una delle principali teorie sugli aspetti emotivo-relazionali è quella di Dabrowski, definita multilivello.  

L’autore ritiene che per osservare le emozioni, le motivazioni, i valori, gli sforzi ed i comportamenti, sia necessario considerare più livelli e più punti di vista.

Le componenti del  cosiddetto Potenziale di Sviluppo (DP) comprendono, oltre a talento ed abilità specifiche, la cosiddetta “overexcitabilities” e la capacità interiore di trasformare tali vissuti.

La sovraeccitabilità si riferisce alla capacità di vivere intensamente emozioni ed esperienze da un punto di vista psicomotorio, sensuale, cognitivo, immaginativo ed emotivo.

Accade pertanto che la realtà venga vissuta in una maniera qualitativamente diversa in termini di curiosità, sentimenti, profondità, consistenza, percezione, ecc.

Ciò implica un’intensa vitalità e una elaborazione neuronale molto diversa dalla norma, che può tradursi in un livello di energia maggiore in senso cognitivo, emotivo o fisico, al punto talvolta da indurre anche a diagnosi errate.

Queste energie, positivamente incanalate, possono invece esprimersi in passione ed energia per ciò che si fa.

L’ipersensibilità come risorsa

E’ molto importante che sia loro insegnato il fatto di vedere la loro maggiore sensibilità non come qualcosa che non funziona, ma come una risorsa, da imparare a gestire.

Tutti questi aspetti sopra descritti sono talvolta complicati da “maneggiare”, anche perché difficilmente un bambino o ragazzo plusdotato ha un confronto adeguato con i pari.

Così come è importante il riconoscimento del proprio funzionamento cognitivo, va ricordato che questi bambini e ragazzi hanno bisogno di sentire che non c’è qualcosa in loro che non va.

Vanno ascoltati, compresi e supportati nel gestire emozioni così forti ed intense, partendo prima di tutto dall’accettazione del loro ricco mondo interiore.

Genitori ed insegnanti vanno a loro volta aiutati a cogliere questi aspetti affinché siano adulti in grado di trasmettere loro un adeguato senso di sicurezza e una buona competenza emotiva.

 

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